Inquinamento Radioattivo

Le centrali nucleari e l'inquinamento radioattivo generato dalle nubi tossiche in caso di catastrofe nucleare

Inquinamento radioattivo - radiazioni nucleariL'11 Marzo 2011, giorno in cui è avvenuta la catastrofe del terremoto e dello tsunami in Giappone, nella centrale nucleare Fukushima 1 Daiichi, proprio in seguito allo tsunami di venerdì 11 marzo, si sono verificati incidenti nei 4 reattori che la compongono, con conseguente fuoriuscita di materiale radioattivo che si è disperso nell’atmosfera, generando una nube tossica contenente numerosi isotopi radioattivi, tra i quali lo Iodio 131 che ha un’emivita di circa 8 giorni, il Cesio-137 che ha un’emivita di 70 giorni e si accumula con preferenza nei muscoli; lo Stronzio-90 che ha un’emivita di quasi 29 anni e viene assorbito dalle ossa, può causare tumori ossei e leucemia.


Infine il Plutonio che è tossico soprattutto se viene inalato, ha un’emivita lunghissima (ben 24 mila anni), ma fortunatamente è un elemento molto pesante e difficilmente diffondibile per via aerea, anche se molto pericoloso in caso di inalazione (estremamente cancerogeno per i polmoni).

 

Questi ultimi tre elementi hanno quindi un’emivita molto lunga, ma se nel caso del Plutonio il pericolo è circoscritto alla zona di rilascio, lo stesso discorso non vale per gli altri elementi, che possono viaggiare per migliaia di chilometri trasportati dalla nube tossica e dai venti, inquinando sia l’atmosfera che il suolo in caso di piogge.


La nube radioattiva di Fukushima, è stata spinta proprio dai venti verso est, ovvero verso le coste della California, e da lì ha proseguito il suo percorso fino ad arrivare in Europa, in particolare sulle coste francesi.

 

E proprio l'Ong francese CRIIRAD, specializzata nella sicurezza nucleare, ha divulgato un rapporto sui rischi delle radiazioni prevenienti da Fukushima in Europa.


In un documento riguardante i principali pericoli per la salute, l'associazione fa riferimento in particolare al possibile contagio da acqua piovana ed invita dunque a non servirsene per scopi alimentari, industriali o agricoli, sollecitando al tempo stesso l’intensificazione dei controlli sulla stessa.

 

Infine, la CRIIRAD e l'Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire (IRSN) hanno anche riscontrato pericolose concentrazioni di Iodio 131 nell'acqua piovana nel sud est della Francia e in diversi campioni di latte fresco di alcuni allevamenti, prelevati il 28 marzo 2011. In generale però, le istituzioni sono ancora piuttosto scettiche sulla pericolosità di questa nube tossica, che nonostante gli allarmismi non è considerata pericolosa come quella di Chernobyl che contaminò diverse zone dell’Europa.